Inverso – The Peripheral tra Westworld e viaggi nel tempo

La serie di Amazon tratta dal ‘Neuroamante’ di Gibson segna il definitivo ritorno in voga del genere cyberpunk…

Blue Ridge Mountains, 2032. Flynne Fisher (Chloë Grace Moretz) è una brillante giocatrice di videogiochi dal grande potenziale, ma è bloccata in una piccola e sperduta cittadina degli Stati Uniti, dove lavora in un negozio di stampa in 3D. Si prende cura della madre malata non vedente e supporta il fratello Burton (Jack Reynor), ex militare, il cui corpo è stato parzialmente modificato dal governo quando aveva servito nell’esercito. Il giovane, per sbarcare il lunario, si fa pagare per impersonare giocatori in videogiochi in realtà virtuale, aiutandoli a superare livelli ostici per salire di grado più velocemente. Burton passa spesso i suoi lavori a Flynne che, nonostante sia una gamer migliore di lui, non verrebbe pagata altrettanto bene se la sua identità fosse nota, poiché donna. Quando i soldi per comprare le medicine della madre scarseggiano, Flynne accetta di sostituire anonimamente il fratello in un misterioso incarico da beta tester per l’enigmatica Milagros Coldiron, un’azienda colombiana pronta a sborsare milioni per far provare il suo nuovo gioco iperrealistico. La ragazza, provando un visore completamente diverso dagli altri, si trova così a pilotare virtualmente il corpo del fratello in una Londra molto simile alla nostra, ma più cupa, vuota e dominata da inquietanti statue giganti. Dopo aver assistito a un omicidio, Flynne capisce di essere nei guai. Quello che lei pensava fosse un visore VR, non è altro che uno strumento per viaggiare nel tempo. I personaggi che la circondano nel gioco non sono avatar digitali, ma persone del futuro.

Il suo corpo? Un’intelligenza artificiale creata nel futuro che può essere comandata da remoto dal passato grazie a una strana periferica. Spostando costantemente la sua coscienza da una linea temporale all’altra, Flynne viaggerà costantemente tra gli Stati Uniti del 2032 alla Londra del 2099, per salvare la sua famiglia da nemici del futuro, aiutata dal pubblicitario Wilf (Gary Carr) e dal magnate Lev Zubov (JJ Fields). La giovane proverà anche a scoprire cosa succederà al mondo nei successivi 67 anni.

Una trasposizione che però perde qualcosa

Inverso – The Peripheral, serie rilasciata su Amazon Prime il 21 Ottobre, è la trasposizione seriale dell’omonimo romano di William Gibson (Il Neuromante, Giù nel cyberspazio). Composto da otto episodi, il telefilm ha il difficile compito di adattare per il piccolo schermo l’immaginazione dell’autore pioniere del cyberpunk, i cui romanzi, per struttura e modalità di scrittura, hanno sempre reso ostico questo passaggio. Infatti, sebbene molte delle opere di Gibson siano state opzionate, ben poche hanno superato la fase di sviluppo. Il creatore Scott Smith e i produttori Lisa Joy e Jonathan Nolan passano a pieni voti questa prova, creando un mondo interessante che, pur rimaneggiando il materiale originale, non lo snatura troppo. Non a caso la regia del primo episodio è stata affidata a Vincenzo Natali, nel ruolo anche di produttore esecutivo dello show. Natali già da diversi anni lavorava per portare sul grande schermo una delle opere più iconiche dello scrittore, il Neuromante.

“Volevo disperatamente che il tessuto dei suoi racconti fosse realizzato sullo schermo. Ci sono stati adattamenti di William Gibson in passato, ma nessuno di questi è riuscito veramente a catturare questo tessuto. Semplicemente adoro la sua scrittura. Penso che abbia delle caratteristiche che la rendono cosi strutturata, piena di livelli, complicata e di conseguenza vera” ha dichiarato Natali durante un’intervista per il magazine Collider, aggiungendo: “Gibson ti trasporta in questo mondo come turista, senza una guida o una mappa e tu, lettore, devi trovare da solo la strada, come se il libro non fosse scritto riguardo al futuro, ma fosse scritto mentre arriva dal futuro, ciò crea un tremendo senso di autenticità, ma non lo rende semplice da leggere”.

La nuova serie riproduce bene questo senso di smarrimento e mistero dovuto all’interconnessione di due periodi storici e alle relative ramificazioni di tale relazione. Quello che si perde, a favore di una trama più thriller, è la critica sociale e politica della società e della tecnologia.

La differenza con Westworld

La prima puntata si prende il suo giusto tempo: i personaggi ci vengono presentati lentamente. Il 2033 risulta familiare, poi, sempre con calma, le discrepanze cominciano a saltare fuori. La realtà virtuale in cui viene immersa Flynne appare troppo perfetta, troppo ‘vera’. Da quel momento in poi, la serie accompagna lo spettatore in un viaggio misterioso, ricco di colpi di scena e interrogativi da svelare, saltando da una linea temporale all’altra. La serie è stata rilasciata poco prima dell’annuncio della cancellazione di Westworld, altra brillante produzione sci-fi creata dal team Joy-Nolan, alla quale anche Natali aveva preso parte come regista. È impossibile sfuggire al paragone tra le due opere. L’eredità di Westworld si mescola con quella di Gibson dando vita a un mondo ambientato in un futuro non troppo lontano, in cui persone ordinarie finiscono per essere immischiate in segreti importanti, e in cui la vita artificiale è una proiezione delle speranze e dei desideri umani. La differenza principale tra le due serie risiede nella gestione del mistero. In Westworld gli interrogativi che alimentavano la serie venivano trascinati per stagioni, lasciando spesso gli spettatori con più domande che risposte dopo le attese rivelazioni, volutamente ambigue.

Inverso, invece, non ha paura di scoprire le sue carte, trovando un giusto equilibro tra mistero e chiarezza. Il merito del successo va dato anche alle performance degli attori, in particolare a quella di Chloë Grace Moretz che alterna la sua recitazione passando da scene action nel futuro, a un’interpretazione più intima e personale nel passato, a una vacuità di espressioni quando nei panni dell’intelligenza artificiale stessa.

Il futuro immaginato invecchia velocemente

Inverso offre un’interessante punto di vista sui viaggi nel tempo. “Il mio specifico trucco con il viaggio nel tempo è che è impossibile fisicamente visitare il passato, lo devi fare digitalmente. Ma nel momento stesso in cui contatti il passato, crei un altro snodo, perché quel contatto non è avvenuto nel tuo passato, quindi crei una storia alternativa. Così mi sono risparmiato tutte quelle tediose storie dei paradossi che buttano giù le storie sui viaggi del tempo” ha dichiarato Gibson a The Guardian. L’autore, citato spesso per la frase “Il futuro è già qui, solo non è distribuito equamente” ha continuato poi l’intervista focalizzandosi sulla relazione tra passato, presente e futuro, riflettendo sull’assurdità del mondo attuale che l’ha spinto più volte a interrompere la scrittura dei suoi racconti, perché la realtà aveva superato l’immaginazione. “Ogni storia di fantasia riguardo al futuro è come un cono gelato. Si scioglie mentre si muove verso il futuro. Diventa più arretrata ogni minuto che passa”.

Sono diventati obsoleti anche i viaggi nel tempo proposti da Gibson nel 2014? No, ovviamente un trapianto di coscienza virtuale in un robot non è (ancora) possibile, ma l’uso di periferiche come visori VR per esperire il passato immergendovisi completamente è già il presente e, il futuro. Società come Ancient World Tour permettono di scoprire com’erano nell’antichità città come Atene, Roma, Gerusalemme, Deli, e Barcellona, mappando mondi finalmente accessibili grazie alla realtà virtuale. Lo stesso concetto è stato utilizzato dal Virtual Reality Bus, una mostra in movimento per le strade della capitale italiana. A bordo di un autobus è possibile viaggiare per l’area archeologica del centro storico capitolino, osservando in tempo reale la Roma di 2000 anni fa, tra suoni, musiche ed odori. Ovviamente, il mezzo che più si avvicina alla visione di Gibson è il Metaverso che permetterà all’industria del turismo di ridefinire come le persone esperiscono i viaggi. Proponendo esplorazioni virtuali e immersive, il Metaverso potrebbe essere cruciale per trovare ispirazioni, per migliorare i processi di prenotazione condividendo informazioni che difficilmente potrebbero essere presentate con altrettanta chiarezza e, di conseguenza, aumentare il numero di prenotazioni totali.

L’unica certezza è che il viaggio che Inverso – The Peripheral propone è affascinante e visualmente accattivante. La serie, che segna il definitivo ritorno in voga del genere cyberpunk, è un prodotto da non perdere per gli amanti del genere. Così come le opere di Gibson hanno rinnovato la fantascienza degli Anni ’80, allo stesso modo il telefilm Amazon porta una ventata di aria fresca al genere televisivo.


Serena B. Ritondale

Serena B. Ritondale nasce a Roma nel 1991. Comincia la sua carriera da redattrice scrivendo per alcune testate online di letteratura e cinema, tra cui Vertigo24 dove ricopre il ruolo di Vice Caporedattore. Si laurea in Sociologia all’Università Sapienza di Roma e successivamente si diploma all’Istituto Rossellini come Videomaker per cinema, tv e web....

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