Come guidare le imprese oltre l’Industria 4.0

Il Piano ha favorito la trasformazione di diverse realtà imprenditoriali dando un impulso al mercato dell’automazione in Italia. I protagonisti del settore spiegano in che modo proseguire su questa strada valorizzando gli incentivi a disposizione.

Il rischio è di essere ripetitivi. Di ribadire il solito concetto: che l’Italia è indietro rispetto a molti Paesi nel contesto europeo e mondiale sul fronte della trasformazione digitale, che la cultura di numerose aziende non è ancora pronta ad abbracciare le opportunità derivanti dall’utilizzo di nuovi paradigmi, come AI, cloud, edge computing. Tutto vero. Le PMI, che costituiscono il tessuto imprenditoriale fondante il mercato italiano, fanno fatica a cogliere le occasioni in termini di competitività che l’innovazione porta con sé.
Nonostante tutto, però, anche il nostro Paese qualche passo in avanti lo sta compiendo grazie a player tecnologici che, dal manufacturing alle utilities, accompagnano gli imprenditori nell’ottimizzazione dei propri sistemi, superando quelle barriere che fino a oggi hanno bloccato gli investimenti in innovazione.
Il famoso Piano Industria 4.0 ha portato molte realtà italiane a un cambio di marcia sulla spinta di incentivi che hanno favorito gli investimenti sul fronte di nuove soluzioni di automazione, efficientamento e aggiornamento dei processi.

L’innovazione, però, non è solamente un tema tecnologico. Servono strategie imprenditoriali di ampio respiro, revisione di procedure organizzative consolidate negli anni, skill capaci di introdurre nuove soluzioni con un approccio lungimirante per modificare gli attuali modelli di business con una progettualità precisa. Un cammino non semplice, che richiede una revisione dei processi anche tramite la convergenza tra IT e OT, due mondi che prima vivevano di reti e necessità separate, ma che oggi sono chiamati a ‘dialogare’, a ‘comunicare’, proprio per abilitare l’industria digitale del futuro.

Questi e altri temi sono emersi durante la Tavola Rotonda “Come portare il valore dell’innovazione alle aziende”, incontro organizzato da Soiel International nella sede di Riello UPS che ha visto la partecipazione di alcune delle maggiori società attive nell’offerta di soluzioni e servizi per le imprese: Engineering, Fanuc, Hitachi Vantara, Lenovo, NetApp, Npo Sistemi, ServiTecno, Siemens, Trueverit e Valtellina. Un appuntamento ricco di spunti di riflessione, cui ha preso parte anche Marco Vecchio, segretario di ANIE Automazione, per leggere la situazione del mercato italiano e capire in che modo guidare le aziende nella quarta rivoluzione industriale.

 

1 – A due anni dal lancio del Piano Industria 4.0, che lezioni avete tratto dalle vostre esperienze, quali ostacoli principali avete riscontrato e cosa avete imparato?
2 – Integrazione tra IT e OT, Industrial Internet of Things ed Edge Computing. Qual è il vostro approccio a queste tematiche ‘nuove’ e chi sono gli interlocutori del cliente con i quali trattate questi argomenti?

 

Mario Testino, COO di ServiTecno
• 1. ServiTecno, centro di competenza per GED Digital in Italia, Grecia e Malta, è un’azienda specializzata nella fornitura di software, tecnologie operazionali e sistemi per l’automazione industriale.
Il Piano Industria 4.0 dal mio punto di vista è una realtà in chiaro scuro. I numeri dicono che negli ultimi due anni abbiamo registrato una crescita intorno al 10% legata in una certa quota anche agli incentivi portati da questa iniziativa. Se da un lato il mercato italiano vive una fase di fermento e rinnovato interesse verso le opportunità aperte dall’utilizzo delle nuove tecnologie, dall’altro notiamo che le strategie aziendali di investimento spesso sono finalizzate al conseguimento dell’ammortamento e non atte a realizzare progetti organici di digitalizzazione. Si parla tanto di aggiornamenti, integrazione, connettività, ma poco di progetti MES (Manufacturing Execution System). La convergenza IT/OT a mio parere non può tradursi in un appiattimento delle imprese sulla componente IT, tenuto conto che in molte aziende ancora oggi il responsabile di automazione degli impianti non dialoga in modo produttivo con il collega dell’IT. Esiste quindi una difficoltà diffusa nel realizzare progetti strutturati che è figlia anche di una caratteristica del mercato italiano, composto in gran parte da tante piccole realtà in cui pensare di realizzare investimenti onerosi, campagne di ricerca e sviluppo estese, risulta complicato. È vero, negli ultimi anni anche nel nostro Paese hanno preso forma interessanti iniziative di Open Innovation (ovvero di condivisione degli investimenti), ma queste sono nate perlopiù a macchia di leopardo, senza una politica unica e comune che ne abbia incentivato lo sviluppo nel lungo periodo. La strada indicata da Industria 4.0 è positiva e da seguire, ma per percorrerla al meglio le aziende sono chiamate a superare le barriere culturali che frenano l’adozione delle tecnologie emergenti e l’efficientamento dei processi.

• 2. I progetti di convergenza IT/OT devono essere guidati da capacità progettuali interne alle aziende. Capacità che, come detto, a causa della dimensione delle nostre imprese, freni culturali e di budget, spesso non sono presenti.
L’obiettivo dell’integrazione IT/OT è l’ottimizzazione dei processi: per implementarla è necessario adottare un approccio che non sia solo digitale, ma che garantisca una visione globale dei sistemi. In quest’ottica, le aziende devono essere maggiormente flessibili.
Ad esempio: un progetto come l’integrazione del lotto unico richiede di lavorare non solo sulla componente informatica ma richiede la riprogettazione di buona parte del processo produttivo e delle componenti hardware (leggi elettro-strumentali e meccaniche) per raggiungere l’obiettivo desiderato. Progetti di questo tipo devono nascere mettendo al centro tematiche legate all’automazione, ovvero le tecnologie OT, non solo quindi l’utilizzo brutale dei dati provenienti direttamente dalla sensoristica, e devono essere sviluppati con il supporto di figure professionali che abbiano competenze di processi, di sistemi di controllo e di reti industriali. ServiTecno, in quest’ottica, segue le imprese con un team altamente specializzato, caratterizzato da una forte sensibilità architetturale, elettrica, di software. Un team orientato alla progettazione informatica, che nel tempo si è evoluto con l’obiettivo di proporre servizi a valore aggiunto e rispondere alle necessità delle aziende in base alle specifiche caratteristiche. Una vicinanza al cliente apprezzata dal mercato e che chiediamo anche ai nostri partner, cresciuti in questi anni, sia in termini di fatturato che di volume, in quanto capaci di operare sulla componente di automazione e quella IT in modo integrato.


Pier Paolo Parabiaghi, Sales Manager Robotics di Fanuc
• 1. Fanuc è un player giapponese riconosciuto come uno dei più importanti produttori di robot al mondo. La robotica ha ricevuto un impulso enorme da Industria 4.0 e uno dei benefici più significativi ha interessato in particolare lo sviluppo della robotica collaborativa, ambito nel quale la nostra società è un passo avanti nel mercato grazie all’esperienza maturata sul campo negli anni. Un’area di macro evoluzione, questa, che ci vedrà impegnati anche in futuro, insieme a un altro tema che per noi è centrale: la digitalizzazione. È necessario per le aziende accedere alla digitalizzazione, estrarre valore dai dati e centralizzarli verso database esterni. Un elemento di crescita e di business significativo che stiamo cercando di abbracciare con due modalità: lo sviluppo del nostro prodotto, Field System, che sfruttando l’Internet of Things consente alle imprese di analizzare i dati che arrivano da differenti macchine, e il coinvolgimento degli end user. Per diffondere la digitalizzazione è fondamentale influenzare e formare gli utenti finali, al fine di trasmettere al meglio i benefici che possono derivare dall’utilizzo delle tecnologie emergenti per l’ottimizzazione dei processi aziendali.

• 2. L’interazione tra IT e OT sarà la sfida del futuro ed è stata la base dello sviluppo di Field System, la nostra soluzione di Industrial Internet of Things: un ‘intelligent edge link’ capace di dialogare con tutti i sistemi in produzione e di ‘far comunicare’ i due mondi. Se da un lato è fondamentale realizzare la raccolta dei dati e concentrarli in un’unica soluzione, dall’altro il valore aggiunto per Fanuc è rappresentato dall’analisi di questi dati anche in ottica di predictive analysis. Per abilitarla, abbiamo deciso di integrare al nostro pacchetto Field System soluzioni e applicazioni sviluppate internamente e in sinergia con system integrator che hanno un importante focus in ambito software e IT. Partner centrali per Fanuc, in quanto in grado di dialogare con gli end user, di trasferire loro l’add value del ‘predictable’ dialogando con i canali più sensibili a queste tematiche all’interno delle aziende, come il finance, la logistica e le operation. Il nostro obiettivo è permettere alle imprese di recuperare i dati della produzione e renderli disponibili in modo sicuro. In quest’ottica, abbiamo deciso di sviluppare la nostra piattaforma Field System insieme a Cisco in una sinergia che ci ha consentito di alzare il livello di safety nella gestione del dato on-premise, dando la possibilità alle aziende di migrare sul cloud con facilità e attraverso servizi altamente specializzati.
Una collaborazione di rilievo per noi, così come di rilievo sono gli accordi stretti con diversi partner di business e con system integrator caratterizzati da una spiccata predisposizione in ambito IT. Dal nostro punto di vista è importante per le aziende poter disporre di applicazioni di gestione e analisi dei dati che guardano al predictive, al maintenance e non alla semplice predisposizione di una dashboard. Le collaborazioni strette da Fanuc seguono questa direzione di intenti.

 

Devrim Di Finizio, BU Digital Insights Italy Lead di Hitachi Vantara
• 1. Hitachi è fra le 100 più grandi aziende nel mondo, vanta 110 anni di esperienza in diversi settori industriali e ha avviato da alcuni anni un processo di trasformazione digitale in tutte le business unit. Hitachi Vantara è stata costituita proprio con questo scopo: diventare la data solution company in grado di abilitare la data driven transformation di tutte le società del Gruppo. In Italia, da un lato il Piano Industria 4.0 ha rappresentato sicuramente un sostegno e un impulso agli investimenti, dall’altro registriamo ancora una difficoltà da parte delle imprese nel pianificare questi investimenti in misura adeguata. Una riluttanza strettamente correlata alle difficoltà nella misurazione del ROI, soprattutto se proiettato sul breve termine.
Questo indica che alle aziende serve una visione in cui credere e scommettere, perché l’innovazione non può essere confusa con un mero payback. Allo stesso tempo, i dati indicano che il non agire – che può apparire nella forma confondente del non incrementare i costi – ha inequivocabilmente degli impatti negativi sulla redditività dell’azienda che perde così vantaggio competitivo in un mercato dove la disruption digitale può in tempi rapidi decretare il declino di aziende con anni di storia alle spalle. L’Italia su questo fronte è ancora un passo indietro rispetto ad altri Paesi europei, l’età media degli impianti industriali è 26 anni, più del doppio di altri Paesi, quindi il potenziale di connettività e sensoristica è inespresso, se pensiamo all’Industrial IoT. In questo contesto di trasformazione ‘a gradoni’ (ovvero dove evolvere è più faticoso), la vision imprenditoriale, la salute finanziaria e l’adattamento alla trasformazione sono condizioni imprescindibili (e purtroppo non così comuni) per poter investire. Le tecnologie abilitanti hanno perciò un ruolo fondamentale nel promuovere gradualità e sostenibilità in queste grandi trasformazioni, in Hitachi portiamo sul mercato soluzioni tecnologiche e best practices provate sul campo, ovvero su noi stessi.

• 2. Bisogna dire che Hitachi – per fondere sinergicamente i mondi OT e IT – ha usato un approccio radicale, istituendo una solution company (Hitachi Vantara) dedicata proprio a questa interconnessione, facendovi confluire tutte le competenze e le tecnologie. Il filo rosso del ‘dialogo’ è il dato. La capacità di ‘far parlare’ dati differenti rappresenta il fattore critico per abilitare questo processo in quanto le applicazioni di Industrial Internet of Things sono pervasive attraverso tutta l’azienda. Ciò premesso, le soluzioni Hitachi offrono una visione ‘data centrica’, dove il focus non è tanto la connettività quanto più la miscelazione (noi usiamo il termine blending che in inglese rende molto bene l’idea) o la correlazione tra dati provenienti dal campo (in un’ottica di Edge e IIoT), dati del mondo legacy IT, big data (eventualmente anche esogeni al business con l’obiettivo di trarre valore dagli stessi attraverso advanced analytics), machine learning e AI, fondamentali per creare automazione alimentata da logiche predittive e proattive. Ed è esattamente qui che è più semplice calcolare il ROI, dalle cosiddette actionable insights. La centralità del dato è l’elemento caratterizzante le nostre soluzioni che si basano su quattro concetti chiave: agnosticità, open standard, interoperatività e co-creazione. Concetti che rappresentano anche gli elementi differenzianti il nostro ecosistema, il cui valore è dato dalla competenza dei partner e dall’interscambio con altre società, anche ‘apparentemente’ concorrenti. La nostra strategia è infatti quella di essere indipendenti da piattaforme hardware e dal tipo di deployment, aperti agli standard, allo sviluppo da parte di terze parti in un’ottica open, con un approccio orientato alla collaborazione e co-creazione con player differenti.

 

Roberta Marchini, Technical Sales Leader Data Center Group, Lenovo Italia
• 1. Lenovo è attiva nello sviluppo di device intelligenti e prodotti e servizi per data center. Queste due anime ci consentono di leggere da vicino il mercato italiano, in cui il contesto è effervescente, con importanti possibilità di investimento per le imprese e tecnologie interessanti per un miglioramento dei processi anche attraverso l’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale. Tra queste, un ruolo di primo piano è ricoperto sicuramente dalle soluzioni di realtà aumentata che grazie alla propria divisione Smart Vertical Lenovo mette a disposizione degli operatori specializzati nella manutenzione per consentire loro di alzare il livello di efficienza e produttività. Questo è solo un esempio, ma sono molteplici le esperienze e gli ‘use case’ che vedono protagonista Lenovo e che mostrano i benefici dell’applicazione di tecnologie innovative per l’ottimizzazione dei processi aziendali. Al tempo stesso, notiamo che la necessità di disporre sin da subito di un chiaro ritorno dell’investimento è l’elemento che spesso blocca le imprese a muoversi in questa direzione e a investire nelle soluzioni emergenti. Il potenziale è enorme e il mercato è in costante crescita, la priorità ora è umanizzare i progetti, cioè attuare profondi cambiamenti nell’organizzazione, nei processi e a livello individuale nelle competenze, andando a implementare pratiche di smart woking. Un percorso che noi di Lenovo vogliamo sostenere nel mercato italiano, in quanto necessario alle imprese per abbracciare nuovi modelli di business ed essere maggiormente competitive.

• 2. Lenovo è un’azienda di Information Technology e in questo senso ha la visibilità completa di una parte dell’interazione. La comunicazione tra IT/OT ormai è necessaria e per favorirla la nostra società ha sviluppato prodotti innovativi di edge computing e IoT che indirizza sul mercato in collaborazione con system integrator capaci di operare a stretto contatto con i clienti. La nostra società, in particolare, ha scelto di stringere sinergie con partner in grado lavorare nei diversi segmenti industriali e di fornire soluzioni utili alle specifiche necessità di ogni settore verticale di mercato. Questo tipo di approccio consente a Lenovo di favorire e di personalizzare l’applicazione delle proprie soluzioni a seconda delle esigenze di processo e di business delle singole imprese.
La nostra ambizione è di essere il partner di riferimento delle utilities in ambito data center e per ricoprire al meglio questo ruolo negli anni abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi nello sviluppo di prodotti affidabili, fruibili per le aziende dal tempo zero, grazie a partner in grado di lavorare vicino alle aziende e accompagnarle con un approccio strategico, tailor-made, nella realizzazione dei propri progetti. I partner per Lenovo ricoprono un ruolo centrale. Grazie alla nostra divisione OEM consentiamo a qualsiasi realtà che abbia un ‘intellectual capital’ del software di renderlo fruibile alle aziende come soluzione pronta tramite uno dei nostri prodotti e di rivenderla direttamente in un percorso facilitato e abilitato dai nostri servizi. Non solo. Per supportare al meglio il nostro ecosistema, abbiamo messo a disposizione dei partner anche un piccolo data center locale in cui è possibile testare le soluzioni sul campo e far toccare con mano ai clienti le differenti applicazioni e le possibilità caratterizzanti l’offerta di Lenovo.

 

Denis Nalon, Country Marketing Manager di NetApp
• 1. L’obiettivo di NetApp è aiutare i clienti a inserire il dato al centro della loro catena del valore. Le ricerche di mercato che abbiamo condotto mettono in luce una verità: le organizzazioni capaci di compiere questo percorso, di abbracciare un’evoluzione ‘data driven’ dei processi, godono di una posizione privilegiata rispetto alle aziende che invece mostrano un atteggiamento più restio al cambiamento. Un atteggiamento che ha un costo: il rischio altissimo di vedersi attaccati da competitor, magari anche più piccoli, ma che hanno saputo cogliere subito il valore dell’innovazione. Gli ‘use case’ che vedono protagonista NetApp spiegano al meglio i benefici che un approccio data driven può portare alle aziende e la dimostrazione arriva da diversi settori, anche da quelli che nell’immaginario collettivo possono essere definiti 1.0. Nelle multiutility, per esempio, nel segmento dedicato alla raccolta dei rifiuti, Industria 4.0 consente di realizzare progetti significativi. Un esempio è rappresentato dalle aziende municipalizzate come Veritas, società multiservizi attiva nelle aree di Treviso e Venezia che insieme a NetApp ha implementato tutta la sensoristica necessaria per la realizzazione di cassonetti intelligenti che consentono di ottimizzare il ciclo di raccolta dei rifiuti. Il progetto ha portato a una diminuzione dei costi operativi per l’azienda e a un risparmio anche per gli utenti finali che grazie a questa iniziativa oggi pagano una minore tassa sui rifiuti. Le esperienze sono molteplici e coinvolgono anche l’industria cartacea, settore in cui circa il 40% dei costi operativi delle imprese sono concentrati nella gestione delle macchine di produzione. In questo ambito, le aziende che hanno scelto di integrare sensori e adottare algoritmi per l’ottimizzazione dei cicli di produzione hanno registrato benefici significativi anche nella componente energetica e di approvvigionamento con un’importante riduzione degli sprechi.

• 2. L’IoT ha abilitato una convergenza di due mondi, IT e OT, che prima vivevano di reti separate, quella della produzione industriale e quella IT. Questa convergenza ha dato la possibilità a NetApp di utilizzare i dati per mettere in comunicazione apparati che operavano agli estremi opposti, lontani dal classico data center, e di sviluppare tecnologie che abbracciassero tutta la filiera, dall’edge al cloud, consentendo alle aziende di sfruttare servizi a valore aggiunto e velocizzare la realizzazione di progetti di alto calibro. La mobilità del dato e la possibilità di una sua orchestrazione è la chiave tecnologica che caratterizza l’offerta di NetApp e la composizione del proprio canale, negli anni arricchito di nuovi interlocutori che vedono nella convergenza IT/OT il loro core business. Partner in grado di coniugare il linguaggio di questi due mondi per aiutare le imprese a definire al meglio il proprio modello di business, in base alle specifiche esigenze e peculiarità, e di trasferire al tempo stesso ai clienti le opportunità che le applicazioni di un ambiente cloud possono offrire.
In quest’ottica, NetApp ha deciso di concentrare gli sviluppi del proprio ecosistema stringendo accordi con i principali system integrator attenti a queste tematiche e con una specifica competenza nella convergenza tra progetti industriali e IT.

 

Francesco Gallo, Innovation & Strategy Director di Npo Sistemi
• 1. Abbiamo imparato moltissimo dall’esperienza degli ultimi due anni, soprattutto dal confronto prezioso con i nostri clienti e con i partner, un confronto che ha rafforzato l’impegno che portiamo avanti da sempre, quello di investire nella diffusione della cultura digitale e del benessere aziendale per favorire la valorizzazione delle eccellenze.
In un momento di così forte trasformazione, è la tecnologia e la ridefinizione del suo ruolo a dover dettare il passo.
Oggi più che mai infatti la tecnologia deve emanciparsi da antichi retaggi culturali che la identificavano come ambito di interesse unicamente dell’IT, a vero e proprio fattore abilitante per l’innovazione dell’azienda e del suo business.
Npo è un player attivo nel mercato ICT da più di trent’anni, durante i quali abbiamo vissuto e promosso in prima linea, anche al nostro interno, la trasformazione digitale, maturando una solida esperienza che ci ha permesso di abbracciare il valore dell’innovazione come elemento di disruption e trasformazione.
Questo significa offrire un approccio consulenziale che si declina anche in momenti di co-creazione del valore, come i workshop di Open Innovation che Npo ha appena organizzato durante la Digital Transformation Academy, evento che ha coinvolto alcuni nostri clienti e che ha visto la collaborazione di docenti universitari come il Professor Nicola Saccani dell’Università di Brescia e il Professor Mario Rapaccini dell’Università di Firenze. Proprio con quest’ultimo abbiamo lavorato alla definizione di un approccio metodologico del tutto nuovo, Data2Action, in grado di mappare l’interazione fra attori e tecnologia e individuare insight necessari che consentano ai clienti di far evolvere gli attuali modelli di business e di implementarne di nuovi.

• 2. L’approccio di Npo si contestualizza in base all’interlocutore con cui ci si interfaccia, ma può essere riassunto attraverso due parole chiave: convergenza e sinergia.
Esiste infatti una naturale distanza tra IT (Information Technology) e OT (Operational Technology) ed è spesso radicata nel linguaggio, l’obiettivo è quello di avvicinarle favorendo anche una simmetria nella comunicazione. Il confronto con il mercato è stato fondamentale anche in questo senso, abbiamo imparato infatti che è importante investire nella creazione di un ecosistema di valori e competenze trasversali che esprimiamo sul mercato insieme ai nostri partner. Un ecosistema che, attraverso il nostro ruolo di partner tecnologico e consulenziale, intendiamo estendere anche ai nostri clienti con l’obiettivo di accrescerne il valore.
Ecco perché identificare l’interlocutore, inquadrarne i bisogni attraverso una visione olistica di tutti i processi aziendali per rispondere declinando e adattando il contenuto, è la strategia migliore.

 

Fabrizio Fontanesi, Director of Consulting and Business Development Energy & Utilities di Engineering
• 1. Il settore dei servizi a rete, acqua e calore, nel quale opera Engineering ha dinamiche di ammodernamento abbastanza stabili: le aziende che vi operano sono state toccate solo marginalmente da Industria 4.0 e in questo momento si trovano in una grande difficoltà, dovuta in particolare alla percezione che i clienti finali hanno dell’energia elettrica, sempre più considerata come una commodity a tutti gli effetti. In questo scenario, la sfida per le aziende è: come portare valore, attraverso la tecnologia, la sensoristica, i dispositivi IoT, all’utente finale che ha già sperimentato la portata e i benefici dei servizi ‘mobile’ in altri ambiti? In altri termini: come coniugare politiche di energy management ed efficienza con nuovi servizi a valore aggiunto? Questo è un periodo di grande cambiamento tecnologico, i cui benefici sono molto concreti per le aziende ma al momento non si riescono a trasferire verso il cliente finale, in quanto manca una adeguata componente di investimento. Nella telefonia mobile, il servizio a valore aggiunto è stato realizzato quasi senza costi su una piattaforma già disponibile, senza necessità di investimenti ulteriori. Allora, qual è la chiave per portare il ‘telefono cellulare dell’energia’, l’Internet of energy, a casa del cliente? La risposta sembra abbastanza semplice: una volta che anche in questo ambito si creeranno piattaforme su cui implementare nuovi servizi, le modalità con le quali questi servizi saranno sviluppati diventeranno naturali.

• 2. Nella nostra esperienza l’attrito tra IT e OT non è stato molto percepito, in quanto operiamo con aziende in cui la gestione della rete e quella commerciale sono separate. In questo contesto, Engineering ha scelto di concentrarsi quasi esclusivamente sulla componente IT dei processi commerciali, in cui queste società hanno maggiore spazio di reddittività e maggiori possibilità di trasformare in valore l’esercizio della rete. Un aspetto centrale soprattutto per il mercato energetico, in cui registriamo ancora una certa difficoltà da parte delle aziende nel costruire nuovi modelli di business. Questa mancanza di prospettiva rappresenta un limite anche nei confronti di una nuova sfida che sta emergendo nel mondo della digital trasformation: capire come arginare un competitor che si chiama ‘Trust’. I grandi operatori tecnologici di oltreoceano, da Google ad Amazon, hanno creato un forte legame con i clienti e, grazie alle piattaforme tecnologiche di cui dispongono, se entrassero nel mercato energetico godrebbero sin da subito di un volano di fiducia da parte degli utenti, che unito alla completa padronanza di strumenti tecnologicamente innovativi, li porterebbe probabilmente in breve tempo a prevalere sulle aziende tradizionali. Lo stesso discorso vale per aziende come Airbnb, Booking… Dal nostro punto di vista, l’unica possibilità che le utilities hanno per competere in questo nuovo scenario è di capitalizzare al massimo le informazioni legate all’uso dell’energia elettrica, ovvero quelle informazioni specializzate che possono costituire il punto di differenziazione, in senso positivo, nei confronti dei grandi operatori generalisti che invece non le hanno e non le potranno avere se non quando entreranno anche loro nel mercato. La partita che le aziende per così dire ‘tradizionali’ dovrebbero giocare è proprio quella sulla conoscenza del comportamento dell’utente finale a casa, in termini di consumi di energia.
Engineering vuole supportare questo percorso con un approccio aperto, che consenta a ognuno dei propri clienti di creare il proprio ecosistema di partner. Il mercato delle utilities, infatti, è composto da aziende che vendono commodity e che sono lontane dal proporre servizi. Per questo motivo, abbiamo sviluppato una piattaforma che possa consentire loro di offrire servizi connessi all’energia (che siano la ricarica, l’efficienza energetica o il risparmio), realizzati da un partner del loro ecosistema basandosi su questa nostra piattaforma. Crediamo che questa sia la vera sfida che le aziende dovranno superare per competere.

 

Roberto Zuffada, Head of Digital Enterprise di Siemens
• 1. La nostra società dispone di un’offerta che abbraccia ambiti produttivi variegati. Il settore che seguo personalmente è quello del manufacturing discreto e di processo, in cui Siemens fornisce soluzioni software e prodotti OEM differenti, come PLC (Programmable Logic Controller) e gateway, oltre che una serie di servizi a supporto. Dal mio punto di vista, le imprese di questi settori per conto loro prima di Industria 4.0 avevano intrapreso un percorso di innovazione in ambito MES (Manufacturing Execution System), automazione, sistemi SCADA e di rete. L’obiettivo di Siemens è quello di trasferire i benefici delle proprie soluzioni andando incontro a una domanda che per quanto riguarda le aziende del manufacturing discreto è sempre più imprevedibile e da leggere nella sua interezza. In quest’ottica, i progetti di trasformazione dei processi aziendali non possono che nascere con un approccio top down: devono essere intrapresi dal responsabile dell’azienda, o comunque dai C-level ai quali spesso manca la cultura digitale necessaria per compiere questo tipo di percorso.
È fondamentale che gli imprenditori dispongano di figure interne capaci di ‘fare da cuscinetto’, di indirizzare l’applicazione dei nuovi paradigmi tecnologici come la sensoristica, il cloud, l’edge computing, per ottimizzare tutta la catena del valore. Industria 4.0, in questo scenario, rappresenta sicuramente una buona opportunità per consentire alle aziende di abbracciare queste innovazioni, così come positiva è l’estensione dell’iperammortamento, anche se purtroppo esclude l’applicazione di soluzioni di intelligenza artificiale e tutti i servizi a essa connessi in grado di portare valore aggiunto alle aziende.

• 2. La data communication tra IT e OT deve essere permanente, consolidata, sicura. Concetti chiave per Siemens, che garantisce l’affidabilità di progetti integrati di Industrial Internet of Things tramite MindSphere, un sistema operativo aperto che appoggiandosi su provider come AWS, Microsoft e SAP dà la possibilità a società di integrazione come Accenture e Atos di sviluppare App dedicate. Un’offerta all’avanguardia anche per il mercato italiano, in cui purtroppo registriamo ancora una certa resistenza da parte delle aziende nell’adottare soluzioni cloud e IoT per un problema prettamente culturale: il timore di subire furti di dati e informazioni sensibili legate alla produzione.
Per consentire alle aziende di superare questa resistenza è necessario guidarle in un percorso condiviso. In quest’ottica, Siemens si avvale di un ecosistema di operatori capaci di indirizzare la propria value proposition con un modello di go-to-market innovativo che consente ai partner di vendere direttamente il servizio in cloud e l’hardware legato alla nostra offerta ai clienti finali. Così facendo, diamo la possibilità anche a produttori di macchine utensili di fornire licenze, di incrementare il proprio business legato alla manutenzione e attraverso un market place dedicato di proporre le proprie App utilizzando una piattaforma open. Un modello innovativo, che mostra come Siemens sia una società aperta a meccanismi di vendita differenti, allo scambio di dati e informazioni, per una proposta tecnologica che non si limita alla mera fornitura di soluzioni ma che mette al centro la consulenza per accompagnare le aziende in tutte le fasi di adozione di una nuova tecnologia.

 

Simone Fardella, CTO di Trueverit
• 1. L’obiettivo di Trueverit è favorire la mediazione tra IT e OT, due mondi che hanno esigenze e problematiche differenti: questo per noi è il presupposto di progetti di trasformazione digitale che abbiano un impatto positivo sulle imprese, proprio guardando alle imprese in una prospettiva unitaria, strategica.
Il concetto chiave su cui si basa la nostra offerta (e architettura) è appunto il blending di dati che arrivano da sistemi, impianti e fonti diverse e sono poi distillati all’interno di un’unica rappresentazione digitale degli asset, dei prodotti o dei processi produttivi.
Grazie agli insights che arrivano dai dati raccolti creiamo, ingegnerizziamo e supportiamo soluzioni IoT che portano efficienza nei processi produttivi o che abilitano nuovi modelli di business sottoforma di smart products/services.
Gli aiuti all’Industria 4.0 per il tessuto imprenditoriale italiano sono stati una boccata di ossigeno, in quanto hanno dato la possibilità di sperimentare e far comprendere anche alle piccole imprese le potenzialità dell’innovazione basata su tecnologie/metodologie IoT e sulla convergenza IT/OT. La strategia di Trueverit, in questo contesto, è quella di innestarsi nei processi che danno valore e operare non limitandosi al singolo progetto, ma pensando al concetto di globalità della produzione e di strategia aziendale. Così facendo, costruendo applicazioni IoT che partono da esigenze di business, riusciamo a generare un ROI certo per i clienti. Come? Valorizzando le informazioni raccolte dai dispositivi/macchinari connessi e trasformandole in conoscenza, sui processi e sui prodotti. Tutto questo grazie a un substrato di normalizzazione, analisi e gestione dei dati che rende possibile la comunicazione tra i sistemi più svariati, dai software di produzione come i MES (Manufacturing Execution System) e i PLC (Programming Logic Controller) e gli ERP o altri sistemi applicativi.
Crediamo che IoT e Industria 4.0 debbano essere legati a doppio filo anche in futuro, affinché il capitale tecnologico e le esperienze maturate in questi due anni dalle aziende non vadano perdute.

• 2. L’edge computing è una dimensione essenziale della nostra piattaforma. Più in generale, Trueverit è una Industrial IoT Integration Platform e ha ben chiaro quali sono le caratteristiche e le difficoltà di questa convergenza. Siamo nati nella produzione, nel building, nelle acciaierie dove abbiamo portato a termine numerosi progetti IoT. La nostra esperienza ci dice che IT e OT devono ‘parlare’ e in questo senso il concetto di ‘IoT blending’ è strategico: sarà il driver dell’offerta IoT industriale, a prescindere da quelli che saranno gli eventuali piani di innovazione a livello nazionale.
Porto un caso reale: le nostre competenze software e hardware nel settore delle acciaierie, con una visione globale in termini di processi e dinamiche, ci hanno permesso di realizzare applicazioni a supporto del business delle imprese e di dar evidenza del ritorno sugli investimenti. Siamo riusciti a raccogliere i dati di produzione delle varie linee del mondo siderurgico, interpolarli con le informazioni correlate alla natura elettrica e creare – attraverso una rete di sensori e sistemi informativi di alto livello – degli ‘insight’ e dei cruscotti previsionali. Il tutto, applicando tecniche di machine learning. Questo ci permette di anticipare le esigenze di aziende che, se da un lato acquistano una parte dell’energia in modo fisso e per scaglioni, dall’altro sono sottoposte, per una parte dei propri approvvigionamenti, ai movimenti del mercato azionario generico. Grazie a questo modello, siamo riusciti a dare alle acciaierie uno strumento di calcolo del fabbisogno energetico, misurato su dati reali, dimostrando in modo immediato il ritorno dell’investimento sull’applicazione IoT.
Continueremo a operare in questa direzione supportati anche dal nostro ecosistema di partner al fine di fornire alle imprese un ‘cuscinetto di comunicazione’ tra il mondo IT e OT. Nel medio lungo periodo abbiamo intenzione di stringere nuovi accordi di collaborazione con system integrator competenti nell’integrazione dei sistemi vicini alla produzione. In aggiunta, puntiamo a una serie di sinergie con società di consulting in ambito IT, al fine di realizzare progetti di alto calibro e ampio respiro per il settore industriale nelle sue varie sfaccettature: manufacturing, building, energy, utilities, data center.

 

Nunzio Pezzotta, Ingegneria di offerta reti di Networking – Valtellina
• 1. Valtellina, azienda attiva sul mercato italiano da oltre 80 anni, propone un’offerta diversificata che tocca diversi ambiti, come il networking, la cybersecurity e l’ingegnerizzazione di reti cablate per l’interconnessione dei nuovi dispositivi IoT. Il nostro compito è trasmettere i vantaggi della digitalizzazione alle aziende e accompagnarle con una progettualità precisa, superando i problemi di comunicazione interna alle aziende, in cui il reparto OT spesso è bloccato nell’introdurre elementi IT nei processi aziendali per una mancanza di competenze in tal senso. Se in passato le grandi realtà industriali disponevano di un reparto IT capace di calare le proprie linee guida alla produzione, con scelte tecnologiche e decisioni che non erano guidate da incentivi di mercato, ma venivano prese in quanto utili al ‘plant’ produttivo, oggi il discorso è diverso: il collante tra IT e OT è demandato a società come la nostra, in grado di guidare le aziende in questo processo con una logica progettuale e un approccio strategico anche alla valorizzazione degli incentivi introdotti da Industria 4.0, che non devono essere interpretati come fini a se stessi, ma inseriti in un piano ben definito di innovazione estesa dei sistemi e dei processi.

• 2. Un sistema di cablaggio in ambito Enterprise è una struttura gerarchica ad albero a tre livelli, Campus – Edificio – Piano, l’obiettivo di Valtellina è portare l’esperienza maturata in questi ambiti anche nel mondo OT progettando reti con topologie ridondate di tipo stellare o ad anello che garantiscano la continuità di servizio delle linee produttive. Particolare attenzione viene data ai supporti di trasmissione, sia in fibra ottica che in rame, in quest’ottica in collaborazione con produttori partner che hanno studi mirati in questo ambito proponiamo materiali dalle caratteristiche specificatamente studiate per essere installati in ambienti industriali o che pongano particolare attenzione agli aspetti legati all’operatività e sicurezza degli impianti. Un esempio della nostra proposizione riguarda l’utilizzo di prodotti specifici e sicuri per la suddivisione dalla parte elettrica negli armadi di contenimento in cui sono presenti apparati (switch), la fibra ottica e i cavi in rame. Quando si sviluppano progetti in ambito IoT, notiamo che un elemento di grande interesse per le aziende è rappresentato dalle soluzioni di ‘lighting’ che consentono di alimentare una lampada non più dal cablaggio elettrico ma dalla rete dati, quindi su cavi di trasmissione dati. Per implementare questa tipologia di prodotti, è necessario comprendere le esigenze dei clienti e riuscire a coniugare nel migliore dei modi la velocità di trasmissione dati con le rispettive caratteristiche e peculiarità strutturali delle aziende. L’obiettivo di Valtellina è accompagnare le imprese nell’evoluzione dei loro sistemi con un supporto non solo tecnologico, ma in primo luogo consulenziale, per non vanificare gli investimenti realizzati nel tempo dai clienti e sviluppare progetti di valore con una visione globale dei processi. Il mix tra mondo IT e OT deve essere abilitato con infrastrutture di rete all’avanguardia, capaci di supportare anche le applicazioni future in modo sicuro per gestire rischi sulla sicurezza informatica che in uno scenario di interconnessione continua possono arrivare sia dall’esterno del perimetro aziendale che dall’interno. Sono queste le leve che guidano la value proposition di Valtellina: affidabilità, sicurezza e progettualità.

 

Luca Buscherini, Marketing Director di Riello UPS
Riello UPS propone una vasta offerta di gruppi statici di continuità e da sempre investe moltissimo sul fronte dell’innovazione, anche grazie a due centri di Ricerca e Sviluppo a Cormano, in provincia di Milano, e a Legnago, vicino a Verona. Due esempi concreti di eccellenza in Italia e nel mondo per la sperimentazione e la progettazione di soluzioni di power electronics, che consentono da anni a Riello UPS di aggiornare continuamante e in modo puntuale il portafoglio prodotti in linea con le esigenze del mercato e le evoluzioni di settore.
Un processo di miglioramento costante che ci permette di proporre dispositivi non solo allo stato dell’arte della tecnologia ma che definiscono gli standard degli UPS del domani, come i SuperCaps UPS e gli UPS Smart Grid Ready, prodotti pronti alle reti intelligenti di distribuzione elettrica che si stanno affermando e che rappresenteranno il futuro dell’energia.
Innovazione per Riello UPS vuol dire sopratutto sostenibilità, un tema che ci vede particolarmente sensibili e che guida le nostre scelta da sempre. In quest’ottica, i nostri dispositivi garantiscono alle imprese la power quality – cioè un’alimentazione elettrica di qualità – e la business continuity-per fare in modo che impianti e sistemi continuino a funzionare correttamente anche in presenza di eventi critici – con soluzioni a bassissimo consumo energetico e a bassissimo impatto ambientale, coinvolgendo tutte le fasi del ciclo di vita dei nostri prodotti, dalla progettazione allo smaltimento. Quindi prodotti ecocompatibili e investimenti nella ricerca di nuove tecnologie per l’utilizzo di fonti pulite e rinnovabili.
I prodotti di Riello UPS, però, non sono fini a se stessi: rientrano in un quadro più ampio di trasformazione dei processi aziendali che può essere abilitato da nuovi paradigmi tecnologici, come l’IoT, l’edge computing, il cloud, per un processo di innovazione dei sistemi e delle reti che li supportano in tutti i settori.
In questo scenario, Industria 4.0 rappresenta una base utile per le imprese che costituiscono il tessuto imprenditoriale del nostro Paese a compiere questo percorso, cogliendo le opportunità del Piano con un approccio strategico aperto allo sviluppo di nuovi modelli di business. La tavola rotonda organizzata da Soiel International presso la nostra sede è stata un’occasione di confronto utile a Riello UPS per capire in che modo portare valore e abilitare questa trasformazione nelle aziende italiane.

 


Marco Vecchio, Segretario di ANIE Automazione
Industria 4.0, iniziativa avviata con la legge di bilancio del 2017, ha portato una boccata d’aria fresca per il Paese che da tanto tempo non aveva un programma di politica industriale. In questi due anni sono stati apportati diversi cambiamenti volti a migliorare la composizione di questi strumenti e senza dubbio nel 2018 il Piano ha avuto il suo apice di efficacia dopo una prima fase di stabilizzazione.
Per il settore dell’automazione è un periodo intenso, con una crescita media annua dal 2013 al 2018 intorno al 7%, con punte del 13%, frutto negli ultimi due anni dell’importante stimolo ricevuto proprio da questi incentivi.
A causa di fattori legati a una situazione economica generale a livello globale, il 2019 è stato invece un anno di lieve recessione, o comunque di stabilità del nostro mercato in Italia, e per il 2020 le prospettive non sono migliori. In questo senso, come Confindustria crediamo che Industria 4.0 possa rappresentare il volano di una ripartenza nel prossimo anno. Il compito di ANIE è aiutare le imprese a sviluppare il proprio sistema di business sfruttando i vantaggi del Piano in modo adeguato, cosa che purtroppo non sempre avviene per due livelli di problemi: la dimensione delle aziende, con un tessuto imprenditoriale italiano per la maggior parte composto da tante PMI, e per un fattore culturale, con imprese ancora poco propense all’utilizzo dei nuovi paradigmi tecnologici per la mancanza di competenze idonee al proprio interno. Esiste uno skill gap che il Piano Calenda, soprattutto nella sua seconda fase di Impresa 4.0, aveva messo al centro attraverso l’istituzione di competence center dedicati.
In questo senso, ritengo che dotare le aziende di una nuova figura come l’Innovation Manager sia sicuramente positivo, ma non sufficiente: è necessario mettere a disposizione del mercato professionalità con competenze sviluppate alla base, a partire dalle scuole, e pronte per essere strutturate in azienda.
Un tema che vede in prima linea ANIE Automazione che negli ultimi tre anni ha istituito un tavolo di lavoro in collaborazione con le Università di Firenze e di Pisa, con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e con il Gruppo Software Industriale dell’Associazione che vede la partecipazione delle principali aziende IT/OT del settore. Tra i diversi progetti realizzati, un ruolo di primo piano è ricoperto dalla pubblicazione di un White Paper sul ROI 4.0, un modello di ROI per la valutazione della creazione di valore in Industria 4.0: un supporto chiave per le aziende del nostro Paese, spesso frenate al cambiamento e alla scelta di nuovi software industriali senza la visione sin da subito di un chiaro ritorno dell’investimento.


A cura della redazione

Office Automation è da 38 anni il mensile di riferimento e canale di comunicazione specializzato nell'ICT e nelle soluzioni per il digitale, promotore di convegni e seminari che si rivolge a CIO e IT Manager e ai protagonisti della catena del val...

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