L’industria davanti al coronavirus

Come le tecnologie digitali possono aiutare il mondo della produzione a superare la criticità del periodo e a combattere l’epidemia in corso.

L’attuale epidemia di Covid-19 sta mettendo a dura prova tutta l’economia mondiale in generale e quella italiana in particolare. Come è noto, l’unico mezzo per evitare una ulteriore diffusione del contagio è quello di ridurre al minimo i contatti fisici con altre persone. Di qui le ordinanze di quarantena che hanno bloccato prima gran parte della Cina e quindi la maggior parte dei Paesi industriali.
Per continuare a gestire in qualche modo le attività delle aziende, l’unica alternativa è lo smart working, o se preferite lavoro agile, una versione più moderna del lavoro a domicilio, che si basa sull’utilizzo di vari strumenti come pc, tablet e smart phone in grado di comunicare in rete in modo più o meno interattivo.
Mentre il puro scambio di dati è alla portata di tutti, utilizzando strumenti come e-mail, file transfer (FTP, We Transfer), messaggistica (WhatsApp), social network, condivisione di file in cloud (Microsoft OneDrive, Google Drive, Dropbox, etc), videochiamate e videoconferenza a livello base (Skype, Google Hangouts), l’utilizzo di piattaforme di collaborazione più avanzate, come MS Teams, WebEx e Goggle Hagouts Meets è più complesso poiché richiede un impegno organizzativo e un coordinamento da parte delle aziende e un minimo di formazione degli utenti.
Un altro limite è costituito dai problemi di sicurezza. Infatti, non è semplicissimo per personale digiuno di informatica destreggiarsi tra VPN e sistemi di cybersecurity. Come conseguenza del decreto ‘io resto a casa’ si stanno verificando due fenomeni di segno diverso.

Il fatto negativo è che parecchi sciacalli si sono scatenati per infierire sui privati e sui lavoratori che hanno intensificato l’utilizzo di Internet, diffondendo malware di tutti i tipi, anche presentati come informazioni sul coronavirus. Il fatto positivo è invece rappresentato da alcune lodevoli iniziative, come l’iniziativa di solidarietà digitale per ridurre l’impatto sociale ed economico per le persone in quarantena da coronavirus, lanciata dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, a cui hanno aderito con generosità i principali vendor di informatica e gestori di telecomunicazioni e servizi cloud. L’elenco è disponibile all’indirizzo https://solidarietadigitale.agid.gov.it/#/.

Attività produttive in remoto

È chiaro che le aziende che già avevano introdotto lo smart working e/o già forniscono servizi online, come la maggior parte delle multinazionali, le società di consulenza, informatica, banche, gestori TLC, e altre realtà sono avvantaggiate poiché dispongono già di piattaforme potenti e di personale formato. Molte altre aziende, soprattutto PMI, hanno già difficoltà a difendersi dai virus informatici e difficilmente hanno considerato i rischi connessi con il verificarsi di un ‘black swan’ (cigno nero) come l’epidemia di coronavirus, e quindi non hanno individuato la necessità di implementare un sistema di smart working per garantire la continuità operativa. Le cose si complicano nel momento in cui si passa dalla remotizzazione del nomale lavoro d’ufficio alla gestione remota delle attività produttive. Premesso che ovviamente le fabbriche richiedono comunque una presenza umana per gestire le macchine e movimentare le materie prime e i prodotti finiti, le tecnologie abilitanti di Industria 4.0 forniscono un importantissimo contributo per rendere possibile il funzionamento delle fabbriche e della logistica con un minimo di personale.

Robotica. I robot permettono di svolgere moltissime azioni in modo automatico o controllato a distanza dagli operatori, anche operazioni di pulizia, sanificazione, movimentazioni e vigilanza

IoT. L’elevato grado di connettività presente in molte fabbriche semplifica il controllo a distanza degli ambienti produttivi.

Tele-manutenzione. I macchinari e gli impianti ‘4.0’ sono dotati di pc industriali a bordo macchina e di sistemi di tele-monitoraggio, e tele-manutenzione che consentono di controllarle a distanza, utilizzando programmi come Team Viewer.

Realtà Aumentata. I sistemi di AR, come Vuforia Chalk di PTC, consentono di utilizzare in tempo reale le competenze di esperti che possono trovarsi ovunque, anche in quarantena, per supportare il personale presente in sede.

Le tecnologie Industria 4.0 per combattere Covid-19

Le tecnologie abilitanti di industria 4.0 hanno svolto un ruolo chiave nella lotta all’epidemia in Cina, e lo dovranno svolgere ancora di più nel prossimo futuro. Negli ospedali di Wuhan, per evitare contagi tra pazienti e personale sanitario, sono utilizzati bracci robotici dotati di ruote e di telecamere, in grado di effettuare le attività generalmente svolte dai medici: eseguire esami a ultrasuoni, prelevare tamponi orali e ‘auscultare’ i pazienti come fa un medico con lo stetoscopio. Il personale medico non è costretto a trovarsi accanto al paziente, diminuendo il pericolo di contagio.
I robot sono usati anche per comunicare con persone in isolamento, acquisire informazioni, misurare la temperatura, consegnare medicinali, lavare i pavimenti e disinfettare i locali emettendo luce ultravioletta che uccide virus e batteri, compreso il coronavirus.

Sono utilizzati anche veicoli a guida autonoma per recapitare materiali sanitari, droni evoluti per controllare e disinfettare le aree pubbliche, nonché big data analytics per monitorare e prevedere la diffusione dell’epidemia.
Potenti sistemi di sorveglianza dotati di telecamere, sensori termici e software per il riconoscimento facciale sono in grado di individuare persone che non indossano le mascherine, che hanno temperature febbrili, e risalire alla loro identità. Molti ospedali cinesi utilizzano software basati su intelligenza artificiale per individuare i sintomi delle infezioni causate da Covid-19 analizzando immagini e video dei pazienti, mentre alcune società farmaceutiche utilizzano piattaforme di ricerca di medicinali dotate di intelligenza artificiale.

Supercomputer contro l’epidemia

Una delle grandi sfide della comunità scientifica internazionale è l’urgent computing: utilizzare i più potenti supercalcolatori per supportare la ricerca quando, in condizioni di emergenza, è necessario modellizzare e analizzare sistemi con enormi quantità di variabili in tempi strettissimi, come la corsa contro il tempo per contenere la diffusione del coronavirus IBM ha messo a disposizione Summit, uno dei più potenti supercomputer del mondo con una potenza di calcolo pari a 200 PetaFlops, grazie al quale i ricercatori sono stati in grado di simulare nel giro di pochi giorni 8.000 composti che potrebbero influire sul processo di infezione e ne hanno identificati un centinaio che potrebbero compromettere la capacità del Covid-19 di attaccare e infettare le cellule ospiti.

Anche la ricerca italiana ha già messo in campo le proprie eccellenze, grazie al lavoro dei ricercatori dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, e sta intervenendo anche nel campo computazionale utilizzando supercalcolatori come Marconi, un supercomputer per la ricerca scientifica con una potenza di oltre 10 PetaFlops, in dotazione al Cineca, che già dall’inizio di febbraio sta lavorando sui dati del sequenziamento del coronavirus per simulare il comportamento delle proteine che consentono al virus di replicarsi, per testare virtualmente le molecole farmaceutiche più efficaci a inibire il virus, per poi passare alla fase di validazione in laboratorio accelerando la produzione di farmaci efficaci. Ogni proteina richiede una settimana di simulazione continua su 16 nodi del supercomputer Cineca, mentre con un computer normale ci vorrebbero almeno 4 mesi per ogni proteina. I risultati delle simulazioni saranno poi analizzati tramite la piattaforma Exscalate, sviluppata da una collaborazione tra Cineca, Dompè e Politecnico di Milano nel contesto del progetto Antarex, finanziato dalla Commissione Europea per lo studio di un sistema di supercalcolo a supporto della ricerca farmacologica. Exscalate ha una ‘biblioteca chimica’ di 500 miliardi di molecole a cui i ricercatori possono attingere per simulare il comportamento del virus in contatto con le molecole farmaceutiche, ed è in grado di valutare più di tre milioni di molecole al secondo.


Giancarlo Magnaghi

Laureato in ingegneria elettronica è stato co-fondatore, Direttore Tecnico e Marketing di Data General Italia e in seguito dirigente nel gruppo Olivetti, ricoprendo varie posizioni di responsabilità. Attualmente è titolare della società di consulenza Studio Magnaghi (www.studiomagnaghi.it); direttore tecnico della soc. Cherry Consulting (www.cherrycon...

Office Automation è il periodico di comunicazione, edito da Soiel International in versione cartacea e on-line, dedicato ai temi dell’ICT e delle soluzioni per il digitale.


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