La nuova normalità post Covid-19

La pandemia ha messo in luce le tante carenze digitali non solo del nostro Paese, ma ha dato una spinta alla consapevolezza di come oggi non si può più farne a meno.

La pandemia causata dal Covid-19 ha cambiato lo stile di vita a cui eravamo abituati, la nostra libertà di movimento è stata ridotta e le nostre attività quotidiane sono state modificate a favore del distanziamento sociale per tentare di arginare la diffusione del virus. Ma come sarà il mondo quando l’emergenza sarà finalmente terminata? Le nostre attività rimarranno sempre le stesse nel mondo post-pandemico?

Alcune tendenze nate durante i diversi lock-down, come la diffusione di smart working, video-call, teleassistenza/telemedicina, utilizzo di droni e robot, diffusione di stampanti 3D, macchine utensili a controllo digitale, potenti i sistemi CAD e CAM grazie ai quali molte aziende sono state in grado riconvertire parte della produzione per fare mascherine, visiere, pannelli protettivi, respiratori, etc. sono probabilmente destinate a rimanere anche nel ‘new-normal’.

Carenze ed effetti positivi

La crisi ha evidenziato molte carenze strutturali:

-Le reti informatiche, sottoposte a volumi di traffico per cui non erano dimensionate, sono al collasso, e solo una maggiore diffusione della fibra e delle comunicazioni wireless 5G potrà risolvere il problema nel medio termine.

Hacker, cyber-truffatori e altri sciacalli hanno approfittato dell’ignoranza e dell’ingenuità di molti nuovi utenti e dei molti ‘buchi’ dei sistemi di cybersecurity.

-I modelli di previsione della diffusione della pandemia si sono dimostrati carenti, e probabilmente sarà necessario utilizzare basi matematiche e logiche più evolute come teoria delle catastrofi, deep learning, altro.

Iniziative come quella dell’APP Immuni sono state poco utili soprattutto a causa di carenze organizzative che hanno impedito di utilizzare in modo utile e tempestivo i dati prodotti.

Ma ha anche prodotto diversi effetti positivi:

-La cultura informatica di dipendenti di aziende private ed enti pubblici, privati cittadini e studenti ha visto un forte incremento.

-È aumentato e migliorato il parco installato di dispositivi informatici: notebook, tablet, smartphone, dispositivi per videoconferenza per gli smart worker e i privati.

-Molti dipendenti hanno iniziato ad apprezzare il lavoro a distanza e molte aziende che erano restie nel concedere il telelavoro, sono state costrette ad adottarlo e hanno scoperto che questa opzione non determina una flessione nella produttività. Il numero di smart worker è passato dai 600.000 del 2019 a oltre 6 milioni nel 2020. Molte aziende hanno attuato politiche del lavoro più flessibili e il telelavoro è diventato una pratica diffusa.

-Molte aziende hanno migliorato il loro parco macchine, introdotto tecnologie innovative (robot, stampanti 3D, sistemi di telediagnosi, realtà aumentata, manutenzione predittiva) per sopperire alla scarsità di personale presente in fabbrica a causa delle restrizioni negli spostamenti, e potenziato i sistemi per accedere da remoto e in sicurezza agli applicativi aziendali e a piattaforme per la collaborazione e la comunicazione dei dipendenti.

-Le restrizioni alla mobilità causate dalla pandemia hanno dato un impulso senza precedenti all’utilizzo dei servizi online e alla digitalizzazione. In Italia il giro di affari legato al commercio elettronico è aumentato del 50%, e sono oltre 2 milioni gli italiani che hanno provato per la prima volta l’e-commerce. I servizi digitali come PEC, SPID e pagamenti online hanno conosciuto un uguale incremento.

-Il Covid ha accelerato i trend tecnologici e ambientali e i mercati azionari lo hanno capito puntando sulle asset class legate a questi temi: tecnologia, farmaceutica, sostenibilità.

Nuove modalità di lavoro

Come conseguenza di questo cambiamento di abitudini, potrebbe cambiare anche il modo di lavorare. Chi ha sperimentato riunioni in remoto tramite piattaforme di videoconferenza, continuerà a utilizzare questa tecnologia anche dopo la fine della pandemia. Le aziende potrebbero decidere di ridurre gli spostamenti fisici del personale avendo realizzato che gli obiettivi e i risultati aziendali possono essere raggiunti anche senza riunioni in presenza. Lo smart working potrebbe essere utilizzato per il 50% del tempo lavorativo (2-3 giorni/settimana) dal 40-50% dei dipendenti di aziende private ed enti pubblici, con conseguente riduzione della congestione traffico e del conseguente inquinamento, oltre che degli spazi aziendali.

Da questa rivoluzione digitale nasce la necessità di creare piattaforme e servizi a valore aggiunto, in cui gli utenti possano continuare a sfruttare i vantaggi del digitale scoperti durante il lockdown: dalle semplici prenotazioni online di prestazioni alla possibilità di ottenere servizi di vario tipo, come telemedicina, consulenze e seminari.

Potrebbe nascere un nuovo mercato di servizi digitali, a vantaggio degli utenti che vorranno conservare queste modalità anche al termine dell’emergenza e fruire di una customer experience sempre più digitale, con tutti i suoi vantaggi (comodità, rapidità ed efficienza). Anche quando l’emergenza sarà finita, probabilmente la domanda di esperienze digitali da parte degli utenti continuerà a crescere e le aziende nel futuro dovranno essere in grado di ottimizzare le customer experience digitali offerte ai clienti, rendendole sempre più efficaci, aumentare le attività che si possono effettuare online e potenziare le piattaforme e-commerce.

Le aziende dovranno tenere sempre in considerazione la possibilità che si ripresentino scenari di emergenza simili e si dovranno preparare a queste eventualità, ottimizzando la fornitura dei loro magazzini, la gestione di ordini e spedizioni, l’efficacia dei servizi di assistenza e customer care e implementando servizi orientati alla sicurezza, come i sistemi buy online, pick up in store e locker.

Adattarsi alla nuova normalità tramite queste strategie non sarà possibile senza un investimento nelle nuove tecnologie, indispensabili per fornire una customer experience sempre più digitale e ottimizzare processi di lavoro e sistemi logistici. La sfida principale del futuro sarà quella di integrare nei processi aziendali le nuove tecnologie, come piattaforme di streaming sempre più veloci, utilizzo di chatbot nelle interazioni con i clienti e soluzioni di intelligenza artificiale per potenziale le attività e-commerce.

Nel contesto di new normal, il settore ICT di un’azienda assume importanza fondamentale per implementare la digital transformation, che ha tre obiettivi principali: aumentare l’efficienza di business, migliorare la customer experience e aggiornare le piattaforme tecnologiche esistenti (sistemi di pagamenti digitali, cloud, reti, etc), con un’attenzione crescente alla sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Il cambio di scenario nel settore manifatturiero

Nel 2020 c’è stata una crescita del 13% del numero di robot e cobot venduti nel mondo. L’Italia oggi è il secondo Paese europeo utilizzatore di robot (dopo la Germania) con una base installata di 74.000 unità. Il mondo dell’automazione industriale è sempre più importante per assicurare alle imprese una business continuity difficile da gestire nella situazione di lockdown. Le aziende italiane sono sempre più consapevoli dell’importanza dell’automazione, percepita come un reale vantaggio competitivo anche dalle PMI, che sono state le più colpite dalla crisi, poiché rispetto alle grandi aziende sono più vulnerabili dalle fluttuazioni di mercato. In molti settori il comparto manifatturiero italiano ha visto uno stallo causato da chiusure degli stabilimenti e dall’incertezza su domanda e volumi produttivi, che sta spingendo le PMI verso un’automazione più flessibile, meno vincolata ai grandi volumi, e in grado di far fronte a un mix produttivo più vario, adattandosi all’evoluzione della domanda.

In questo contesto, il concetto di fabbrica intelligente diventa importante per affrontare le sfide produttive e riuscire a mantenere un ruolo competitivo nel mercato. Automatizzare in parte o completamente le attività industriali può snellire e velocizzare i processi, incrementandone qualità, precisione e affidabilità, innovando la produzione e riducendo i rischi di errore o di incidenti. L’automazione aiuterà le aziende, soprattutto le PMI, ad affrontare al meglio le difficoltà attuali, supportandole in un’evoluzione dei processi di produzione più efficienti e rapidi. Inoltre, la robotica collaborativa aiuta a rispettare le nuove normative legate al distanziamento sociale: grazie all’inserimento di dispositivi automatizzati tra operatori è possibile rispettare le distanze richieste.

Questo nuovo modello di fabbrica impone però anche di un salto di qualità della forza lavoro, che avrà bisogno di nuove competenze e di nuove figure professionali, e di un’intensa attività di formazione del personale, perché saranno necessarie sempre più competenze di robotica, automazione industriale, visione artificiale, gestione della sicurezza, Internet of Things, intelligenza artificiale e machine learning.


Giancarlo Magnaghi

Laureato in ingegneria elettronica è stato co-fondatore, Direttore Tecnico e Marketing di Data General Italia e in seguito dirigente nel gruppo Olivetti, ricoprendo varie posizioni di responsabilità. Attualmente è titolare della società di consulenza Studio Magnaghi (www.studiomagnaghi.it); direttore tecnico della soc. Cherry Consulting (www.cherrycon...

Office Automation è il periodico di comunicazione, edito da Soiel International in versione cartacea e on-line, dedicato ai temi dell’ICT e delle soluzioni per il digitale.


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