Digital trust per guardare al futuro

Dalla PEC alle tecnologie per la firma digitale, InfoCert mette a disposizione di organizzazioni pubbliche e private strumenti e servizi studiati per trasformare i processi interni così come quelli verso l’esterno e garantire la certezza di transazioni e identità.

La pandemia da COVID-19 che ha colpito tutto il mondo ha di fatto spinto le aziende ad accelerare la propria trasformazione digitale, motivate dalla necessità di supportare un’operatività che, tranne per alcuni settori, ha potuto e dovuto necessariamente spostarsi verso modelli remoti, tra telelavoro e smart working.

“È uno scenario di cui siamo stati testimoni, sia fronte pubblico che privato, registrando nell’ultimo anno un’ulteriore crescita importante, pari al 20% in termini di volumi di mercato, della nostra offerta a supporto del digital trust, ossia tutti quei servizi che garantiscono la non ripudiabilità e il valore legale delle transazioni digitali. Un’offerta che già partiva da basi numericamente importanti essendo noi cresciuti in questi anni sempre a doppia cifra”, commenta Danilo Cattaneo, Ceo di InfoCert, società di Tinexta Group, sottolineando come anche le realtà più refrattarie si siano ormai rese conto dei vantaggi di questo passaggio e di come alcuni modelli operativi siano diventati obsoleti oltre che impossibili da utilizzare nella situazione di emergenza.

“Mentre in precedenza l’innovazione digitale era semplicemente vista come una leva di maggiore efficienza, con il lockdown è diventata necessaria, dal momento che l’alternativa era il non poter più lavorare. Il tutto in un contesto in cui la digitalizzazione, con particolare riferimento ai processi coinvolti nel rapporto con la clientela, ha riguardato non solo settori tradizionalmente più ricettivi come banche e assicurazioni, ma via via anche tante utility e in generale grandi realtà B2B2C. Per arrivare fino a casi recenti di molte PA”, prosegue Cattaneo.

Snellire i processi burocratici

Un primo esempio di trasformazione che ha coinvolto direttamente anche l’offerta InfoCert è quella che ha visto l’introduzione dello sportello digitale da parte dell’Agenzia delle Entrate, di fatto passata non solo a un’operatività in smart working sul fronte back office, ma anche su quello dell’erogazione dei servizi ai cittadini. “Per raggiungere questo traguardo è stato necessario lavorare sulle resistenze culturali e sui vincoli normativi esistenti, per poi abilitare quegli stessi servizi remoti già attivi in altri settori, prevedendo non solo la certificazione della controparte, ma anche la possibilità di confrontarsi e firmare i documenti da remoto. Con tutti i vantaggi in termini di snellimento delle procedure e aumento della sicurezza che uno sportello virtuale è in grado di garantire, sia per gli utenti interni così come per i cittadini che, prenotando in anticipo e operando da casa o dal proprio ufficio, di fatto impiegano solo il tempo strettamente necessario allo svolgimento dell’operazione richiesta: si calcola un risparmio del 90% rispetto a tutti gli spostamenti e inconvenienti che possono avvenire quando ci si deve recare fisicamente a uno sportello e mettersi in coda”, racconta Cattaneo. “Allo stesso tempo, questo significa anche migliorare i processi burocratici, qualcosa che in Italia sta avvenendo rapidamente tanto che, guardando all’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) oggi, rispetto agli ultimi posti del passato, ci se si adottano queste soluzioni in modo generalizzato ci potremmo trovare presto vicino ai Paesi più avanzati come quelli nordici, unici ad avere servizi simili. E questo significa migliorare l’immagine dell’Italia, la cui burocrazia viene percepita come articolata, barocca e costosa. Ci aspettiamo un effetto emulazione delle PA più evolute anche grazie a quanto sarà possibile fare con i fondi Next Generation EU con riflessi su tutto il sistema produttivo del nostro Paese”, spiega Cattaneo.

Passando alla Sanità, si tratta evidentemente di un settore particolarmente impattato dalla pandemia, avendo dovuto gestire processi (ed emergenze) su vasta scala. “Alcuni centri di test e hub vaccinali sono riusciti a organizzarsi con i nostri servizi in modo totalmente digitale, dalla raccolta dei dati fino all’aggiornamento dell’archivio in capo al Ministero della Salute, con tutti i vantaggi in termini di sicurezza e costi rispetto a una gestione dei processi cartacei. Alcune strutture hanno anche reso più efficiente la gestione dei ricoveri”, sottolinea Cattaneo affrontando poi un punto fondamentale, quello delle normative che entrano in gioco. In particolare dal 2016 nell’Unione Europea è entrato in vigore il Regolamento eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature – Regulation EU 910/2014) orientato proprio ai servizi fiduciari e ai mezzi di identificazione elettronica degli stati membri. “È un regolamento che è stato rivisto a settembre 2021 anche grazie al nostro contributo in termini di condivisione di molti casi d’uso e al nostro ruolo di Certification Authority più grande d’Europa, in costante crescita. Oltre ad essere presenti in Italia, Spagna e Romania a luglio abbiamo infatti acquisito la maggioranza di CertEurope, una delle tre più grandi Certification Authority in Francia. In precedenza, oltre alla partecipazione strategica con l’ID trust provider tedesco Authada, avevamo anche rilevato una quota di minoranza dell’estone eIDeasy, un broker di identità digitali.”

La chiave della sicurezza

Lo scenario finora descritto evidenzia dunque un aumento nell’adozione degli strumenti di digitalizzazione per operare in remoto, il che però ha anche posto nuove sfide per chi si occupa di sicurezza. “I dati di quest’ultimo anno parlano di picchi in termini di frodi tentate o riuscite, anche a causa di sistemi molto vulnerabili e non aggiornati o di superficialità nell’impostazione, ad esempio, delle credenziali di accesso. Su questo fronte la nostra capogruppo ha investito oltre cento milioni di euro negli ultimi 12 mesi per rilevare tre realtà focalizzate sulla cybersecurity proprio perché si tratta di un tema imprescindibile per chi eroga servizi digitali. Se i nostri servizi avevano già la compliance rispetto alla normativa e agli standard di settore, abbiamo voluto investire e compiere un passo ulteriore”, chiarisce Cattaneo.

Sul fronte della sicurezza, un caso emblematico è quello della posta elettronica certificata (PEC), veicolo sempre più utilizzato per attacchi di phishing anche per la fiducia che un messaggio di questo tipo ispira al destinatario. Su tale ambito InfoCert ha studiato opzioni che ne rendono più sicuro l’utilizzo sia da parte dei singoli cittadini che delle organizzazioni che ne fanno uso per lavoro. “Portare avanti un hardening della PEC non è un’attività banale, dovendo ad esempio verificarne i contenuti in un determinato ordine di tempo per rilevare o allertare rispetto a un potenziale contenuto malevolo. Le nuove opzioni sono frutto del lavoro non solo di esperti di security ma anche, congiuntamente, di esperti di PEC: questo perché non devono in alcun modo impattare sulle prestazioni, in un contesto che vede noi di InfoCert gestire oltre un milione di messaggi certificati al giorno e i grandi utilizzatori, quali ad esempio gli studi professionali, riceverne centinaia. La PEC, peraltro, è uno strumento cresciuto tantissimo e, grazie all’aggiudicazione nel 2021 di una gara indetta da Consip, la mettiamo a disposizione di tutte le principali PA, le quali molto spesso ci chiedono anche una collaborazione sulla revisione dei processi interni per incrementare il valore generato. E sempre sul fronte PEC abbiamo previsto l’offerta della strong-authentication su app utilizzando come secondo fattore SPID che, tra l’altro, oggi offriamo in una versione per i professionisti. L’autenticazione a più fattori consente di risolvere eventuali criticità legate all’uso di password deboli, garantendo la certezza del mittente e allineandoci a quanto previsto dalla nuova versione del regolamento”, aggiunge Cattaneo.

Di recente InfoCert ha anche aggiornato la piattaforma di firma GoSign, lavorando soprattutto sulla sicurezza del servizio. “Le nuove funzionalità ci hanno permesso di vincere gare in ambito farmaceutico e produzione industriale, anche all’estero, evidenziando i nostri punti di forza rispetto ai grandi player internazionali del settore. Ma non solo. Un punto su cui le aziende clienti identificano il nostro valore è anche quello del contributo fronte ambiente, impatto sociale e governance: abilitiamo correttamente e in sicurezza lo smart working e le interazioni digitali con i clienti e quindi consentiamo di ridurre gli spostamenti, permettendo al contempo una collaborazione interna sicura e impedendo eventuali contenziosi e/o frodi rispetto a contratti o altre operazioni. Agiamo, di fatto, come terza parte garante”, commenta Cattaneo.

I processi fin qui descritti coinvolgono anche la gestione dei documenti firmati. Ecco che InfoCert ha di recente lanciato un servizio per l’archiviazione a lungo termine denominato Safe Long-Term Archiving a completamento della catena del valore del digital trust e che è disponibile a livello internazionale con conformità a una serie di standard. “Si tratta di un’opzione pensata per le aziende utenti finali, ma anche per quelle realtà che vogliono fornire a loro volta un servizio di questo tipo ai propri clienti, indipendentemente dal fatto che si parli di fatturazione elettronica o di contratti firmati, evitando un passo indietro analogico e completando il ciclo di vita del documento. A questo si aggiunge il nostro impegno su tecnologie come la Blockchain e quindi la self-sovreignity dell’identità digitale dove siamo riconosciuti dai principali analisti come realtà all’avanguardia, tra i 10 player mondiali e unico europeo citato tra i leader. Un paradigma che è stato confermato dalle istituzioni europee rispetto a un’identità digitale non più interoperabile ma che seguirà un unico schema. E noi su questo siamo già pronti ad accogliere le prossime evoluzioni dei sistemi italiani con un wallet nelle mani del cittadino”, prosegue Cattaneo.

Le risorse umane al centro

Per portare avanti la propria strategia, InfoCert guarda infine a una crescita fronte risorse umane da impiegare nello sviluppo della tecnologia e di tutto quanto ruota attorno ad essa. “Se da un lato registriamo un aumento molto significativo del fatturato dall’altro abbiamo previsto anche nell’ultimo anno l’assunzione di un numero elevato di persone da collocare in tutte le nostre sedi, investendo sia in giovani promesse che in personale esperto. Da questo punto di vista vogliamo dare un’opportunità ai migliori talenti sul mercato e per questo abbiamo stretto vari accordi con le Università. Pensiamo che sia un mezzo non solo per lo sviluppo di servizi e soluzioni di nuova generazione, ma anche per presentarci come una realtà agile e innovativa ad alto valore per i nostri partner”, conclude Cattaneo.


Paolo Morati

Giornalista professionista, dal 1997 si occupa dell’evoluzione delle tecnologie ICT destinate al mondo delle imprese e di quei trend e sviluppi infrastrutturali e applicativi che impattano sulla trasformazione di modelli e processi di business, e sull'esperienza di utenti e clien...

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